L'edificio quattrocentesco ereditato dai Riformati conservava le caratteristiche dei conventi Osservanti: chiostro quadrato, formato da 24 archi poggiati su pilastri di pietra con al centro la cisterna. Il chiostro era affiancato da un lato dalla chiesa, mentre sugli altri tre lati correvano le celle dei frati. Le diverse vicende alle quali andò soggetto l'edificio, soprattutto a causa del terremoto del 1887, ne hanno sensibilmente alternato la fisionomia, sicché ne è rimasto superstite solo un lato con 6 archi di tufo finemente lavorati. Nel 1971 i buoni Frati Francescani lo hanno rifatto per tre quarti ad iniziativa del P. Pio Spadafora di San Giovanni in Fiore e dello scalpellino Domenico Varca anch'esso di San Giovanni in Fiore. Nel piano superiore del convento si conserva la cella quadrata in cui pregò, si macerò e morì il B. Umile, del quale si venera un quadro ottocentesco molto vicino al reale. Accanto alla chiesa sorgeva la grandiosa torre campanaria quattrocentesca, la quale fu notevolmente danneggiata dai terremoti e finì per essere abbattuta intorno al 1920. Il nuovo campanile è stato eretto nei pressi della sacrestia e conserva le stesse campane del precedente, una delle quali, la più piccola, è del secolo XV, mentre la più grande è del 1556.

La chiesa conserva ancora l'antico portale quattrocentesco del 1380. L'interno è a due navate con arco trionfale e diverse cappelle. Nel 1939 la chiesa è stata decorata dal pittore Emilio Iuso da Rose e da Fra Benedetto Esposito da Cervicati, che le ha dato leggiadria, decorandola tutta in finto marmo. I Riformati arricchirono la chiesa di ben 25 teche di reliquie di Santi conservate tuttora nell'annesso museo. Oltre a ciò vi si conserva una statua marmorea della Madonna del 1535 di scuola gagginese, una bellissima statua lignea dell'Immacolata e il famoso crocifisso ligneo, attribuito al celebre artista siciliano Fra Umile da Petralia. Conserva pure un artistico quadro delle Stimmate di San Francesco di ottima fattura seicentesca e una tela di San Daniele da Belvedere, che si ritiene della scuola di Luca Giordano. Altri cimeli lignei si trovano nel coro per l'officiatura.