

La sua mirabile vita
sbocciò il 26 Agosto del 1582. I suoi genitori erano Giovanni Pirozzo e Ginevra Giardino. La sua esperienza terrena fu tutta prodigiosa e straordinaria dalla nascita alla morte. Da giovanotto, pascolando il gregge, andava sussurrando spesso tra le siepi: Santo, Santo, Santo come
usano gli angeli nel cielo. Praticava la penitenza con tanta austerità da nutrirsi soltanto di pane ed acqua. Né fu meno eccellente nella virtù dell'umiltà. Citiamo fra i tanti due soli episodi a riguardo. Il primo avvenne mentre era ancora secolare. Insultato nella pubblica piazza da un signorotto insolente e ricevuto da questi uno schiaffo sulla guancia, invece di reagire, si comportò con tanta umiltà, che il signorotto ne rimase profondamente edificato, e si scusò con lui del gesto inconsulto. L'altro episodio, accadde mentre era già fratello laico e dimorava nel convento di Cosenza. Il custode P. Benedetto da
Cutro, per metterlo alla prova, lo maltrattò aspramente in pubblico refettorio e
li comandò di tornare a Bisignano, girare per le strade mezzo svestito e gridare dappertutto: ''Non credete a me che sono un grande
peccatore''. E' inutile dire che egli ubbidì, e fece quanto gli era stato ordinato. Il primo settembre del 1609 vestì le serafiche lane e fu inviato a Mesoraca (KR) per compiervi l'anno di noviziato.
Durante questo periodo accaddero vari fatti prodigiosi. Il più straordinario dei quali fu quello di aver udito la Vergine che gli parlò dall'alto dell'altare maggiore, per consolarlo in un momento di particolare amarezza e difficoltà. Questo episodio venne narrato ai frati del convento da P. Cosimo di
Bisignano, che in quel momento si trovava a pregare nel coro. Il Beato Umile ebbe il dono della scrutazione dei cuori, le scienze infuse, lo
spirito profetico, il dono delle estasi e delle visioni oltre quello dei miracoli. La notizia della sua prodigiosa esistenza e la fama delle sue virtù giunsero fino al trono pontificio, e il Papa Gregorio XV lo chiamò a Roma e spesso ne ricercò la conversazione e lo interpellò sulle più gravi decisioni del governo della Chiesa. Mentre era a Roma, abitò nel collegio di S. Isidoro degli Irlandesi.
Passò a S. Francesco a Ripa, dove esisteva una buona infermeria, giacché era di malferma salute. Conobbe P. Bernardino al quale predisse l'anno in cui sarebbe diventato Procuratore Generale dell'Ordine. Cosa che avvenne puntualmente quarant'anni dopo la morte del Beato. E fu proprio P. Bernardino a dare inizio al processo di beatificazione di F. Umile e dichiarò che avrebbe fatto di tutto per portarlo a termine. Ma la morte lo colse nel 1691 in Roma e glielo impedì. Trascorse gli ultimi anni nel convento di
Bisignano, dove si spense in una visione di paradiso. Era il 26 Novembre del 1637. Fu proclamato Beato da Leone XIII il 27 Marzo 1881.